Come gestire la rabbia dei figli? Come comportarsi di fronte alle emozioni difficili che emergono quotidianamente nei nostri piccoli, nei nostri ragazzi, emozioni che spesso scaturiscono in capricci, conflitti e provocazioni? E perché, noi genitori ed educatori, ci troviamo ad affrontare così numerosi queste manifestazioni?
La risposta risiede in una motivazione fisiologica: perché nasciamo senza il controllo delle pulsioni.
Allora cosa bisogna fare?
La gestione corretta di queste espressioni passa attraverso due strumenti fondamentali:
- le regole (stabilite con chiarezza, autorevolezza, fermezza, prevedibilità);
- l’empatia (disponibilità, condivisione, rispecchiamento).
In Questo Articolo:
- Obiettivo: Trasformare le Pulsioni in Emozioni
- Le Regole: Quali Caratteristiche Devono Avere?
- Se il Bambino o il Ragazzo Non Rispetta le Regole?
- L’Empatia. Come si Costruisce? Grazie al Rapporto con gli Adulti
- Sintonia Emotiva e Interazione Positiva Consentono di Interpretare Correttamente Pulsioni e Bisogni
- Conclusioni
Obiettivo: Trasformare le Pulsioni in Emozioni
Cosa Sono le Pulsioni?
La pulsione è una spinta interna che ricerca un compimento immediato. Deriva dall’insorgere di un bisogno, ad esempio la fame nel bimbo, e incita l’organismo ad agire per soddisfarla e ridurre così la tensione. Qualora le pulsioni non vengano immediatamente soddisfatte, generano frustrazione, uno stato di malessere che innesca un comportamento oppositivo e provocatorio.
La pulsione nei piccoli non ha un significato negativo: è il modo con cui ogni bambino inizia ad esplorare la realtà.
Benché facciano perdere la pazienza, questi atteggiamenti, esagerati e densi di insofferenza, sono normali: la zona frontale del cervello che presiede alla padronanza di sé, infatti, non è ancora sviluppata. Deve ancora strutturarsi, inoltre, una sorta di ponte di controllo tra la parte limbica, dove hanno sede le pulsioni e l’istinto, e la zona frontale che, come ribadito, sovrintende all’autogoverno.
Questa costituzione fisiologica non matura spontaneamente, ma ha bisogno di essere stimolata, di essere “educata”, per passare da uno stato primitivo ad uno stato equilibrato, compiuto. Ma come si attua questo cambiamento? Affinché le pulsioni diventino gestibili e modulabili da parte del bambino e dell’adolescente devono trasformarsi in emozioni.
Facciamo un semplice esempio: se la rabbia dei figli è vissuta come pulsione, essa si manifesterà come forte tensione, pianto incontenibile, che può sfociare anche in comportamenti aggressivi (es. urla, calci) o di chiusura. La stessa rabbia, maturata dal bambino come emozione, si esprime con toni più pacati, più miti, maggiormente aperti al dialogo.
Come Rendere Gestibili le Pulsioni?
È necessario che il piccolo inizi a fare esperienza dei limiti e a provare alcune sensazioni per lui inedite, come la rinuncia. Per quanto ci possa far soffrire, saper rinunciare costituisce l’essenza stessa della vita di relazione e della libertà. Bisogna, quindi, porre regole. Crescere senza regole è un vero problema, e le conseguenze sono disastrose:
disorientamento, fragilità emotiva, bassa autostima, impulsività e difficoltà relazionali.
Quindi… Bisogna saper dire “No” ai nostri figli!, ed è assolutamente sbagliato immaginare scenari apocalittici qualora ci si imponga con autorevolezza. Ma tutto ciò non basta.
È altrettanto importante che il bambino e l’adolescente sperimentino, nello stesso tempo, la nostra comprensione, il fatto che noi, genitori ed educatori sentiamo ciò che loro provano, ciò che loro sentono, nei momenti in cui non possiamo dire loro “Sì”, proprio perché li amiamo, e nei momenti in cui siamo felici insieme a loro.
Questa attitudine si definisce “Rispecchiamento” ovvero la capacità di poter restituire all’altro la ragione del suo sentimento, di convalidare quello che lui prova, che è diverso dall’autorizzarlo.
E ciò è veramente possibile, grazie alla presenza nel nostro cervello di particolari neuroni, detti neuroni specchio, i quali rappresentano la base fisiologica dell’empatia. Essi, infatti, permettono di sintonizzarci con gli stati d’animo, con le emozioni e con le sensazioni di chi accudiamo e curiamo. Questi particolari neuroni si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando vediamo qualcun altro farla.
In altre parole, empatia è sintonia emotiva, è la capacità di mettersi nei panni degli altri, comprendendo e condividendo emozioni e intenzioni.
Regole ed Empatia Per Imparare ad Affrontare con Successo Situazioni, Relazioni e Contesti
Oggi, grazie alle risonanze magnetiche, sappiamo che la connessione che innesca il processo del superamento e della gestione delle pulsioni, il suddetto ponte di controllo, avviene solo grazie ad un’educazione basata su regole ed empatia. Accoglienza e confini tracciano sinapsi che collegano potenza e controllo.
Purtroppo, se ciò non avviene, il piccolo può crescere e diventare adolescente e adulto senza che abbia maturato il controllo delle sue pulsioni. Una volta adolescenti c’è il rischio che i ragazzi, cresciuti senza regole ed accoglienza, cerchino delle stampelle artificiali in droghe o dipendenze da cibo, da gioco, da Internet oppure nel rischio.
Tale risultato neurofisiologico consente una più semplice gestione della rabbia dei figli e realizza nei bambini e negli adolescenti (il cui cervello è ancora plastico e suscettibile di modificazioni strutturali e funzionali fino ai 25 anni) una maggiore capacità di affrontare con successo situazioni, relazioni e contesti grazie alla possibilità di usufruire di maggiori e più adattive competenze relative alla sfera emozionale e affettiva.
Contrariamente a quanto si crede, infatti, la competenza di gestire le emozioni e di modulare efficacemente le pulsioni non è innata, ma in gran parte appresa.
Le Regole: Quali Caratteristiche Devono Avere?
Concentriamoci sulle regole. Prove scientifiche indicano che le regole sono fondamentali per uno sviluppo ottimale del cervello, fin dai primi mesi di vita.
Ma quali caratteristiche devono avere?
- devono essere sempre chiare;
- devono essere ferme;
- devono essere stabilite con autorovolezza;
- non sempre vanno spiegate;
- non devono essere oggetto di contrattazione;
- devono essere prevedibili ed interiorizzate.
Le Regole Devono Essere Chiare
Le regole che diamo ai nostri figli devono essere semplici e chiare, così che possano capire cosa ci aspettiamo da loro. Se non comprendono le regole, come potrebbero rispettarle?
Le Regole Devono Essere Ferme
Dire “No” e poi cambiare idea è una catastrofe. È come essere a bordo di un aereo durante una turbolenza e sentire il pilota che, dopo aver rassicurato tutti sulla propria capacità di tenere il velivolo, abbandonasse la cabina di pilotaggio per affidarla ai passeggeri. Ti fa sentire perduto: significa che il pilota-genitore non è sicuro di quel che fa ed è una condizione che genera altro stress e rabbia nei figlio.
Le Regole Devono Essere Esposte con Autorevolezza
L’autorevolezza è la capacità di farsi rispettare e ascoltare senza usare la paura o l’imposizione.
Una persona autorevole ispira fiducia perché è coerente, sicura, giusta e capace di guidare con calma e rispetto. Il bambino e l’adolescente deve percepire che il pilota-genitore sa come è giusto fare, e che, seguendo le sue indicazioni, arriverà sicuramente al traguardo.
In poche parole: essere autorevoli significa farsi seguire perché gli altri ci riconoscono come punto di riferimento, non perché hanno paura di noi.
Le Regole Non Devono Essere Contrattate né Sempre Spiegate ai Figli
Anche tra gli 8 e i 10 anni le regole non dovrebbero diventare motivo di contrattazione con i figli. Molti genitori cercano sempre di spiegare ogni regola, ma i bambini non hanno ancora la maturità per capire tutto.
Per esempio, è difficile spiegare a un bambino di 8 anni perché non può passare ore davanti a un tablet, mangiare un barattolo di cioccolata al giorno o bere un bicchierino di alcol.
Le regole, i permessi e i divieti devono essere proporzionati al comportamento e alla responsabilità che i figli dimostrano.
Spiegare sempre e troppo le regole, inoltre, può essere controproducente: il bambino può percepire l’incertezza del genitore e sentirsi meno sicuro. Una regola deve essere chiara, anche se non sempre può essere completamente compresa da chi è ancora piccolo.
C’è più amore in un “No” che in un “Sì”. Dire di sì è più facile, richiede meno energia e meno conflitto. Dire di no, invece, richiede fermezza, coerenza e impegno, ma, alla lunga, aiuta i figli a crescere più sicuri e consapevoli.
Le Regole Devono Essere Prevedibili ed Interiorizzate
È importante mantenere saldo il ruolo educativo dei genitori: come già ribadito, permessi e divieti devono dipendere da ciò che i figli dimostrano con i loro comportamenti, senza eccezioni.
In un clima di chiarezza, coerenza e disponibilità, i bambini imparano poco alla volta a capire cosa è giusto fare per guadagnarsi fiducia, libertà e autonomia, interiorizzando così i valori più importanti.
Se il Bambino o il Ragazzo Non Rispetta le Regole?
Quando un bambino o un ragazzo non rispetta le regole, è corretto intervenire con sanzioni, con piccole conseguenze educative, simili a “multe” che aiutano a prevenire comportamenti futuri. Le sanzioni favoriscono autonomia crescente e desiderio di realizzarsi. È importante, però, che siano proporzionate e limitate nel tempo, come ad esempio: “Oggi niente videogiochi”. Da evitare invece punizioni generiche o eccessive, come: “Non userai mai più i tuoi giocattoli” oppure “Non uscirai più con i tuoi amici”.
L’Empatia: Come Si Costruisce? Grazie al Rapporto con gli Adulti
Ci siamo soffermati finora soprattutto sul significato di “Empatia”. Ora è importante chiedersi: “Come si potenzia concretamente questa capacità?” Nei bambini l’empatia, che non è innata, si sviluppa grazie al rapporto con gli adulti: più l’interazione è positiva e sintonizzata, più il cervello cresce in modo sano e favorisce relazioni equilibrate.
In altre parole, piccoli e adolescenti hanno bisogno di reciprocità, di scambievolezza con le loro figure educative di riferimento. Il nostro compito prioritario è allora quello di sintonizzarci con i loro bisogni più profondi, che sono:
- tempo (significativo) da dedicare loro;
- relazioni affettive sicure (producono autostima e cooperazione);
- dialogo sulle emozioni;
- abitudine a mettersi nei panni degli altri;
- regole, sanzioni (se necessarie) e autorevolezza.
Senza questo modo di essere e stare con i figli si corre il rischio di creare nei giovani marginalità, precarietà, esclusione, nichilismo e paura, che a loro volta possono produrre miraggi nell’avventurarsi in itinerari di vita che promettono illusorie “svolte”.
La sintonia emotiva è una capacità che può essere sviluppata nel tempo attraverso:
- l’esperienza;
- l’educazione;
- l’ascolto;
- l’esempio degli adulti.
Anche negli adulti l’empatia può essere rafforzata con pratica e consapevolezza.
Sintonia Emotiva e Interazione Positiva Consentono di Interpretare Correttamente Pulsioni e Bisogni
Sviluppare una sintonia emotiva e un’interazione consonante adeguata con il piccolo o con l’adolescente è molto importante perché consente di interpretare nel modo corretto le sue pulsioni o bisogni, e di rispondere in modo adeguato.
Ecco un semplice esempio: la rabbia dei figli è un’emozione importantissima, che però può avere varie origini. Se il piccolo è arrabbiato, dobbiamo capirne le cause: il bambino vuole un ennesimo giocattolo? Oppure è irritato perché viene preso in giro?
Nel primo caso, la sua pulsione va accolta riconoscendo il desiderio del bambino (“Capisco che quel giocattolo è molto bello e ti piacerebbe averlo”), ma non assecondata. La sua spinta deve essere capita, ma subito contenuta con fermezza, rispondiamo semplicemente con un no, fermo e pacato.
In questo modo il bambino imparerà un po’ alla volta a differire la scarica pulsionale. Di fronte al rifiuto, in un primo momento il bambino piange disperato, ma a poco a poco comincia a riflettere, a cercare un’altra soluzione, ed ecco che ‘per miracolo’ si placa.
Il secondo caso, invece, deve essere gestito diversamente. La pulsione del piccolo, la sua rabbia, deriva da un bisogno più profondo, che è quello di essere rispettato. È il momento propizio per instaurare con il bambino un dialogo che rispecchi la sua emozione e che approfondisca il valore e l’importanza del rispetto.
Al di là di questo semplice esempio, se non si sviluppa sintonia tra neonato, bambino, adolescente ed educatore può risultare spesso anche molto difficile decodificare ed interpretare correttamente pulsioni e bisogni.
Come Gestire la Rabbia dei Figli? Conclusioni
Il Metodo dell’Educazione emotiva fornisce ai bambini ed ai giovani una “valigia della sicurezza” che permette loro di affrontare il mondo, di superare frustrazioni e disagi, crescendo in autonomia e sicurezza, al riparo da tutti i tipi di dipendenze.
All’interno di questa valigia devono esserci, prima di tutto, le regole (limiti e contenimento) stabilite dagli educatori e l’empatia (condivisione, rispecchiamento).
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