E’ curioso osservare come, mentre viviamo in una società attenta alla salute (vaccinazioni, cure mediche, profilassi, ingenti spese economiche per sostenere il Servizio sanitario nazionale) e alla sicurezza (obbligo del casco e delle cinture, norme fortemente vincolanti per costruire auto e case, regole precise per la distribuzione e la conservazione dei cibi), il “mercato” di questa nostra stessa società si muove prevalentemente in direzione opposta, invitando le nuove generazioni a rischiare e favorendo una enorme quantità di comportamenti a rischio.
Fino a 10, 20 anni fa i valori richiesti potevano considerarsi il “contegno” e il rispetto delle regole; attualmente si è invece strutturata una vera e propria incitazione a consumare e a godere di quel consumo, andando incontro inevitabilmente a dei rischi.
Gran parte della produzione di beni, merci e servizi è finalizzata al target giovanile: abbigliamento, tecnologia, divertimento, tempo libero e altro ancora si orientano quasi esclusivamente sui bisogni e sui desideri dei giovani, anch’essi sapientemente indotti e portati all’eccesso dal mercato.
Mode, tendenze e stili di vita sono confezionati ad arte per innescare una domanda acritica e sfrenata che porta a ingenti guadagni
Ci si trova così nella paradossale situazione di affrontare le stragi del sabato sera, ma continuando ad aprire le discoteche non prima di mezzanotte; di promuovere vaste campagne contro l’abuso di bevande alcoliche, ma di vendere e pubblicizzare tali prodotti ovunque e a chiunque, anche ai minorenni; di essere contro la droga, ma continuando ad affermare l’assurda dicotomia tra sostanze pesanti e leggere ( cosa vuol dire “leggere?” Che si può usare? Che non fa male? Che è tollerata?); di sospettare dell’influenza negativa dell’abuso di prodotti tecnologici, ma continuando a rifornire i figli di qualsiasi cosa le aziende lancino sul mercato.
Anche la cultura sta diventando una “merce insidiosa”: il buon vecchio tema d’italiano sta lasciando il posto al “pezzo giornalistico”, estromettendo di fatto gli studenti dalla possibilità di metacomunicare, di riflettere e di esprimersi; all’Università gli esami si affrontano rispondendo a dei quiz, tanto facilitanti quanto deprimenti.
Il tutto abbassa i livelli di preparazione e chiude le poche possibilità di esprimere talenti e di realizzarsi in una dimensione futura sempre più incerta e nebulosa (no work, no study).
Ecco dunque aprirsi una nuova dimensione esistenziale: quella del fare, dell’agire, del godere e del consumare tutto e subito. La Regola ha ormai lasciato il posto all’Eccesso. La Regola aveva una dimensione temporale proiettata sul futuro; l’Eccesso è imbrigliato in un presente che non “svolta” mai. La Regola covava il desiderio; l’Eccesso lo deforma e lo spegne. La Regola era fatta per essere superata e per diventare autonomi e intraprendenti; l’Eccesso fa collassare nella dipendenza.
I ragazzi del terzo millennio hanno un grande disordine dentro di loro; non riuscendo a gestirlo, lo spostano nel fare le cose e tendono all’anestesia eccedendo in quello stesso fare.
Prima che si arrivi al codice rosso, conviene ripensare seriamente alla cultura, all’educazione, a rilanciare valori e a proporre itinerari per un futuro agibile, pensabile e quindi desiderabile.