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Alunni troppo... intellegenti

Gli alunni con un’intelligenza sopra la media, brillanti, a volte geniali costituiscono il fiore all’occhiello e l’orgoglio di ogni insegnante.

Pur non rappresentando un’entità clinica, la relazione che si viene a creare tra alunni plusdotati ed ambiente circostante tuttavia può generare difficoltà e problemi.

Si parla di alunno superdotato quando l’intelligenza è nettamente superiore alla media con un quoziente intellettivo di oltre 130 punti.

In genere lo sviluppo affettivo e quello cognitivo concorrono in egual misura all’adattamento del soggetto all’ambiente.

Lo sviluppo parallelo di queste due dimensioni consente a ciascun bambino di entrare in relazione con l’oggetto ( affettività) e di acquisire l’oggetto stesso (cognitività) in modo sano  ed equilibrato.

Poiché gli alunni superdotati mostrano un’eccezionalità cognitiva, possono presentare problemi nel raggiungimento di quell’equilibrio ampiamente studiato da Piaget tra sviluppo noetico e sviluppo emotivo.

Se da una parte è necessario fornire a questi alunni le migliori opportunità per permettere loro di esprimere al meglio le potenzialità intellettive, è necessario altresì fornire un aiuto costante per sostenere la dimensione emotiva ed affettiva.

Proprio perché “danno tante soddisfazioni”, questi soggetti corrono il rischio di essere pressati dalle famiglie e dalla scuola nella direzione di ottenere obiettivi e primati sempre più elevati e complessi, trascurando i loro autentici bisogni di essere accolti, contenuti, guidati, ascoltati.

Vanno soprattutto sollecitati ad esprimere sensazioni e stati d’animo, affinché venga bloccata la tendenza, propria di questi soggetti, a dare e riempire, sempre e comunque, in termini di elevati risultati di rendimento.

Rabbie, paure, frustrazioni e preoccupazioni vengono spesso sacrificate per non deludere le aspettative degli adulti che hanno stretto con lui una sorta di implicito patto idilliaco, per il quale nulla può essere modificato se non in senso migliorativo.

Se non opportunamente sollecitati in direzione diversa  da quella dell’accrescimento culturale e cognitivo e accolti nelle loro istanze più profonde, la scuola e la famiglia rischiano di creare adolescenti inibiti, emotivamente sottotono e con poca dimestichezza con la sfera affettiva ed emozionale.

Gli alunni plusdotati sono generalmente primogeniti di famiglie di estrazione sociale e culturale alta.

Autonomi e indipendenti, presentano fin da piccoli un’ottima memoria, un ragionamento logico veloce e preciso, flessibilità del pensiero e buone potenzialità creative.

Hanno molti interessi, manifestano dinamismo e le pulsioni sono ben controllate.

Possono mostrarsi ansiosi e mettere in atto a volte comportamenti ossessivi, mostrandosi pignoli.

Un aspetto da monitorare con attenzione a casa e a scuola è la tendenza di questi soggetti a disperdersi in parecchie attività inconcludenti a svantaggio della pragmaticità. In alcuni casi, in verità rari, l’eccessiva astrazione del pensiero può portare a vissuti di tipo autistico.

Per evitare tali rischi è necessario che genitori ed insegnanti evitino di enfatizzare lo sviluppo delle abilità cognitive, puntando invece sul sostenere le dinamiche emotive, motivazionali ed affettive.

Sarebbe opportuno invitare questi soggetti a fare qualche sport di squadra (il calcio andrebbe benissimo) e sollecitarli a dedicare più tempo agli amici e alle attività ludiche.

Occhio, invece, al computer e all’utilizzo di Internet: i soggetti plusdotati tendono a fare un uso massiccio della tecnologia messa loro a disposizione sempre nel tentativo di  aumentare le conoscenze e le abilità.

Proprio per questo bisogno potrebbero “perdersi” nel navigare nello spazio cibernetico e non accorgersi di isolarsi sempre di più.

L’utilizzo di computer e Internet va pertanto regolato.