Il papà e la mamma di Giorgino sono dei genitori presenti e premurosi; si occupano molto del figlio.
La mamma, casalinga, si dedica a tempo pieno all’educazione del figlio ed alle faccende di casa.
Il papà, un noto imprenditore della città, nelle ore libere della giornata gioca volentieri con il piccolo. Di domenica vanno a vedere insieme la partita, come due vecchi amici, e qualche volta vanno pure a pesca.
Giorgino ha cinque anni ed è figlio unico.
Giorgino vuole rimanere figlio unico: al solo sospetto che possa arrivare un fratellino, urla e strilla allarmato. Deve aver sentito qualche strano discorso in proposito e da quel giorno, guarda caso, non vuole più dormire nella sua cameretta: si è accomodato al centro del lettone senza voler più cedere la posizione.
“Non sarà il caso di dirgli di andare in camera sua?”
“Ma no, stiamo tanto bene insieme. E poi Giorgino è così contento di stare in mezzo a noi! Quando sarà più grande…ne avrà di tempo per starsene da solo!”
Il papà di Giorgino è sempre accomodante con il figlio: lo accontenta in ogni desiderio, gli compra qualsiasi giocattolo, non lo contraddice mai, sta perfino attento a non farlo arrabbiare e a non suscitargli alcuna contrarietà.
Così Giorgino mangia solamente davanti alla televisione con tutti i cartoni che vuole; se una cosa non gli piace, urla subito e la mamma deve accorrere per accontentarlo: “non ti piace la fettina? Vuoi le patatine fritte? Vuoi che ti preparo un panino con il prosciutto o vuoi che ti cucino un piatto di pasta in bianco con l’olio e il parmigiano come piace a te?”
Quando il papà non c’è, Giorgino detta legge. Tratta male la madre più del solito, la considera una serva che vorrebbe sempre a sua disposizione.
“Mamma, ti ho detto che voglio le scarpe bianche e blu: valle a prendere!” “Mamma, portami subito i colori e i fogli grandi: adesso devo disegnare.”
La mamma di Giorgino si arrabbia, lo sgrida, lo mette in punizione, ma appena arriva il papà, ogni punizione, ogni tentativo di contenerlo e farlo ragionare svanisce.
“E’ piccolo, poverino! Perché punirlo? Ci rimane male, soffre, cosa avrà mai fatto?”
E Giorgino che torna a girare come una trottola e a chiedere di tutto: “voglio andare in giardino!”, “adesso giochiamo a pallone!”, “prendimi il cartone che ho visto ieri!”.
La mamma, scherzando, lo chiama Re Giorgino II, ma in fondo è molto arrabbiata con il marito che le spunta ogni arma per educare adeguatamente il figlio.
Giorgino è ormai un vero tiranno: il padre non sa proprio contenerlo, concedendogli qualsiasi cosa, convinto che i figli non debbano soffrire di ristrettezze e non debbano subire frustrazioni.
“La vita è già tanto difficile! C’è sempre tempo per soffrire. Io ho tanto sofferto da piccolo...”
Una domenica pomeriggio Giorgino esagerò.
Il papà comprò dei gelati, ma al piccolo non piacevano i gusti scelti dal padre e gettò, visibilmente indispettito, il cono per terra, reclamandone un altro. Ma anche il successivo, prontamente comprato, non era di suo gradimento e pure questo fu gettato per terra con disprezzo.
Quella domenica tornarono a casa tutti un po’ provati: il papà frastornato e impotente, Giorgino con il muso lungo di chi ha subito chissà quale grave affronto, la mamma con una rabbia a stento contenuta. Quella sera a casa nessuno parlò: bastò un’occhiata della mamma a spedire Giorgino a dormire in camera sua senza protestare. Anche il padre, questa volta, filò subito in camera con lo sguardo basso e visibilmente pensoso.
Alla scuola primaria Giorgino è bravissimo: le maestre sono orgogliose di lui e lo indicano ai compagni come un modello da seguire. A casa tiranneggia: il papà e la mamma a volte hanno anche paura di lui, tanto è diventato prepotente ed esigente.
Forse per questa situazione, ormai insostenibile, il papà di Giorgino trascorre sempre più ore fuori casa: il lavoro è aumentato, gli impegni pure. La mamma di Giorgino nel frattempo sembra si sia arresa: subisce in silenzio ogni angheria, salvo fare ogni tanto qualche sfuriata destinata a dissolversi in pochi minuti. Come sempre.
In prima media Giorgino non è più il primo della classe: insegnanti più esigenti, compagni diversi, il papà, suo grande alleato, sempre più assente e distante, la mamma, sempre più nervosa e intollerante, lo fanno sentire più precario.
Giorgino diventa strafottente anche a scuola, quasi nel tentativo di affermare il suo dominio e la sua centralità anche lì, ma non fa bene i conti.
Un giorno torna a casa molto scosso. E’ stato aggredito da alcuni suoi compagni di classe. Niente di grave in realtà: qualche spintone, un po’ di voce grossa, insulti e parolacce. Sembra che Giorgino sia sopportato a stento per i suoi comportamenti da “capetto” e per i suoi tentativi di mettere sotto gli altri e di ingraziarsi i professori.
Niente di grave dunque, ma Giorgino è spaventato a morte. Non vuole più andare a scuola, piagnucola tutto il giorno dietro la mamma, chiedendole coccole e accudimento come quando era piccolo. Una malattia dietro l’altra; una febbre dietro l’altra.
Giorgino torna a scuola a fatica.
Giorgino è tornato piccolo piccolo.
L’impero di Re Giorgino è caduto per sempre.
Lo ritroverà qualche anno più tardi nei meandri dello spazio cibernetico di internet, che non lascia più un istante.
Ora anche il papà è preoccupato.
Domenica mattina gli ha detto che andranno a vedere la partita anche insieme alla mamma. Poi passeranno a prendere un bel gelato: panna e cioccolata per tutti.
(tratto da “Mio figlio mi legge nel pensiero” Mondadori)
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