Silvia, le regole e... la pizza“Quando la mamma mi dà qualche punizione per qualcosa che ho fatto, io mi metto a urlare, a piangere e a dire che non le voglio più bene, che la odio; qualche volta le dico pure delle parolacce, così la punizione me la toglie subito. Basta prometterle che la prossima volta non farò più niente di simile, ma tanto io ricomincio a fare quello che voglio.” “E cosa succede poi?” “Certe volte, anche se dovrei essere contenta visto che faccio sempre come mi pare, mi viene una specie di paura. Sembra strano, ma sarebbe meglio stare in punizione. Alla mamma però dispiace tanto dirmi di no, così io strillo e lei si calma. E a me rimane una strana sensazione, come quando… non so…come quando perdo l’autobus per andare a scuola: un po’ di rabbia e un po’ di agitazione insieme.” “E tuo padre?” “Uguale. Se si tratta di prendere posizione e darmi qualche regola, sparisce all’istante. Non ho mai capito come ai genitori possano piacere dei figli che fanno come pare loro. Per non parlare di quei ragazzi che si sfondano di canne e bevono come ciuchi: come fanno i loro genitori a non accorgersi di nulla?” “Me lo chiedo anch’io molte volte. Secondo te perché?” “Secondo me perché non gliene frega nulla. Deve essere così. Lo sa che qualche volta vado a casa di Linda quando i genitori non la fanno uscire perché è in punizione?” “Come mai?” “Perché si sta bene. Sembra quasi che Linda sia contenta di stare lì. E poi con sua mamma ci divertiamo a fare la pizza. Deve essere bello stare in punizione: uno può pensare e riflettere sulle cose che fa. Però solo qualche volta e quando uno se lo merita davvero, anche se la pizza è proprio buona.”
Tratto da “Le emozioni che fanno crescere. Come rendere autonomi e sicuri i nostri figli” di Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli, Mondadori, 2007.
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