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Con le donne ho chiuso per sempre

“Stasera esco con Eleonora, noi due da soli. Me lo ha proposto lei: penso che ormai sia proprio cotta di me.
Ci siamo già baciati e non è stato un bacio ‘a stampo’, di quelli che si danno i ragazzini: è stato un bacio vero, di quelli che si vedono al cinema. E’ fichissimo baciarsi in quel modo! Non l’avevo mai fatto.
Stasera ci baceremo di nuovo e poi… e poi che faccio? Tutti dicono che viene naturale e spontaneo cosa si deve fare, ma io non ho mai capito bene che significhi. Come si fa a sapere cosa vuole lei da me? Cosa vuole che io faccia? Forse glielo dovrei chiedere. Ma no, certe cose non si devono chiedere.
Però è un bel problema: da chi potrei farmi aiutare?
I genitori sono out: con loro non ho mai parlato di queste cose, mi vergogno. Né loro mi hanno mai detto niente: a parte quella stupida storia dei semini e dell’ovetto, niente. Vogliono solamente sapere se ho fatto i compiti: chissà perché è più importante sapere tutto sull’impero romano, mentre nessuno ti spiega come ci si dovrebbe comportare con una ragazza?
Idea! Telefono al mio amico Giorgio: quello sì che ci capisce di donne. E’ più grande e sa il fatto suo… uhm… e cosa gli dico? Come si fa l’amore? No, no: non vorrei si facesse strane idee su di me. E se poi lo riferisse agli altri compagni della squadra, sarei finito. No: scartiamo anche Giorgio.
Certo, però, se Eleonora mi fa capire che vuole di più… solamente a pensarci mi viene la tremarella. Mi piace da morire e non vorrei deluderla subito. Forse devo ancora crescere: forse è per questo che ho un po’ di paura. Su Internet ho visto come si fa l’amore, ho visto proprio tutto, ma non so se io sono all’altezza di fare quelle cose.
Ho trovato! La porto al cinema: così la posso abbracciare e toccare senza rischiare brutte figure.
E poi, può essere che lei voglia fare soltanto una passeggiata al centro, mano nella mano, in modo che tutti ci vedano e sappiano che stiamo insieme.
Beh… sarebbe bello anche così. Sì, ho deciso: le dico di andare al centro e poi la bacio davanti a tutti gli amici. Più in là, si vedrà: c’è tempo per certe cose. Con Giorgio avrò modo di parlare con calma, senza far capire nulla di preciso.”
Squilla il cellulare. E’ lei: Eleonora. Simone si precipita:
“Ciao, Eleonora. Tutto bene? Che c’è?”
“Senti, Simone, stasera non posso uscire con te.”
“Come mai? E’ successo qualcosa? Troppi compiti?”
“No, niente. E’ che…”
“Cosa c’è? Dimmi.”
“E’ che… mi sono rimessa con Daniele. Ci siamo accorti che la nostra storia non era proprio finita. Simone… mi senti? Ci sei?”
“Sì, ti sento.”
“Mi ha chiesto di riprovarci. Non me la sono sentita di dire no. Adesso mi dispiace per te.”
“Figurati, non preoccuparti.”
“Possiamo rimanere amici? Io ti voglio molto bene.”
“Anch’io.”
“Lo sapevo che avresti capito. Ti telefono io allora. Va bene?”
“Sì, sì, va bene. Aspetto che ti fai sentire.”
“Allora ciao, Simone: sei proprio un amico.”
Un po’ stordito e con il telefonino in mano, Simone si avvia verso la sua cameretta e si siede sul bordo del letto.
Dalla cucina sente gridare la madre: “hai studiato? Ti ricordi che domani hai il compito in classe?”
“Sì, mamma.”
Simone ha già gli occhi gonfi di lacrime e di sconforto e vorrebbe tanto piangere.
Poi, all’improvviso, un sussulto:
“Gliela faccio vedere io a Daniele! Gli spacco la faccia.”
Simone esce di casa di corsa, giusto il tempo per afferrare al volo le chiavi del motorino.
Scendendo veloce le scale, sente appena la voce della madre che lo rincorre monotona: “ i compiti… hai fatto i compiti?”
Il cuore di Simone batte forte. Avvia il motorino ed esce dal garage a piena velocità.
Riesce a fare solamente il giro del palazzo. Cento metri più tardi ha già esaurito la corsa.
Seduto sconsolato sul muretto, promette solennemente a se stesso:
“Con le donne ho chiuso per sempre!”


(tratto da “Le emozioni che fanno crescere. Come rendere autonomi e sicuri i nostri figli”, Mondadori, di Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli)