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LA DIDATTICA DELLE EMOZIONI®: LA PAROLA AGLI ALUNNI

 Si è già parlato in questo sito (nel Forum si è addirittura creata uno spazio specifico) della “didattica delle emozioni”, un nuovo format di intervento educativo e preventivo che mote scuole stanno adottando, considerati gli straordinari successi che si ottengono per contrastare il disagio, le dipendenze patologiche e il bullismo.

Il metodo è stato sperimentato e validato scientificamente su ampi campioni di alunni (dalla scuola dell’infanzia al biennio della scuola secondaria di secondo grado) in varie realtà scolastiche italiane, conseguendo risultati sovrapponibili.

Durante alcune di queste sperimentazioni, è stato chiesto agli alunni, prevalentemente bambini e preadolescenti, di scrivere, in forma anonima, un parere sull’esperienza che stavano facendo nella loro scuola, in modo da verificare anche la percezione soggettiva relativa alla “Didattica delle emozioni”.

Qui di seguito riportiamo alcune dichiarazioni, alcuni pensieri e alcune riflessioni degli alunni (bambini e ragazzi). Ci sembrano importanti non soltanto perché simpatiche e colorite nel linguaggio (le abbiamo lasciate così come le hanno scritte, compresi errori ortografici, sintattici e grammaticali), ma soprattutto perché, tra le loro righe, possono leggersi tante cose: richieste, solitudine, emozioni che hanno bisogno di parole per essere espresse, critiche al mondo degli adulti e tanta voglia di essere aiutati a crescere.

Ecco dunque la parola degli alunni sulla “Didattica delle emozioni”: un piccolo arcobaleno dalle tante sfumature; dalle più dolci alle più…amare.

 

 

  • “Questo progetto è stato molto importante, perché ci fa riconoscere le nostre sensazioni di ogni giorno. Ci ha fatto scoprire che ogni giorno abbiamo delle sensazioni diverse e che le cause possono essere la scuola, la condizione con gli amici, ecc. Per me questo progetto è stato bellissimo, perché ci insegna che le emozioni sono una parte di noi e non dobbiamo mai scordarle come fanno le persone adulte presi dal proprio lavoro.”

 

  • “Quest’anno a scuola abbiamo fatto l’Appello delle emozioni e a me è piaciuto tantissimo. L’abbiamo fatto tutti i giorni, dal lunedì al sabato, forse perché la domenica alle nostre emozioni ci pensa il Signore.”

 

  • “Le maestre ci hanno detto che dentro di noi ci sono come delle goccioline che si chiamano emozioni e sono colorate di rosso, nero, giallo e anche un po’ di marrone. Oggi sono tutto nero, ma spero di diventare di giallo oggi pomeriggio.”

 

  •  “Ma se le emozioni sono fatte di colori perché non si vedono? Se si vedevano era più facile parlare e giocare. Se uno era giallo giocavi, se era nero si stava zitti, se era rosso scappavi, se era blu chiedevi alla maestra.”

 

  • Secondo me questo progetto è stato molto utile anche perché ci ha permesso di vedere come si sentivano i nostri compagni la mattina e comportarci con loro, a seconda del loro umore. Quindi se si ripresentasse l’occasione di fare un simile lavoro, lo rifarei.
    Se la mattina mi sentivo felice potevo esprimerlo attraverso l’Appello emotivo, se ero triste avrei potuto trovare aiuto in alcuni compagni che capivano come mi sentivo. E’ una cosa quindi che consiglierei di fare anche ad altre scuole  perché, credeteci, aiuta davvero!! Anzi, sarebbe meglio che qualche volta lo facessero anche gli insegnanti e i nostri genitori.”

 

  •  “Da questo progetto ho imparato tante cose. Adesso dovrebbero impararle i nostri genitori se no è tutto inutile.”

 

  •  “Lasciare questo progetto mi rattrista perché a me è stato molto utile. Senza questo progetto ho paura di sentirmi di nuovo sola.”

 

  • “Vorrei meno compiti da fare per casa perché non riesco mai a stare con mia cugina, l’ultima volta l’ho vista a Pasqua. Vorrei le cartelle più leggere perché quando torno a casa mi fa male la schiena. Vorrei studiare di meno perché non mi ricordo mai niente. Vorrei rifare l’Appello delle emozioni anche i prossimi anni perché mi è piaciuto tantissimo ed ho imparato tante cose.”

 

  •  “ Questo gioco è una bella cosa perché permette di sapere come si sente un bambino e se sta male si può aiutarlo.”

 

  • “Sai, maestra, che da quando so che la rabbia è rossa ho meno paura di arrabbiarmi? Il rosso mi piace!”

 

  • “Secondo me l’Appello delle emozioni è stato un modo per esprimere i sentimenti che proviamo e che spesso non gliene importa a nessuno.”

 

 

  •  “A me mi è dispiaciuto che le maestre hanno levato il cartellone perché mi ero proprio affezionato, ma purtroppo l’hanno staccato e chissà se un giorno lo rimetteranno.”

 

  • “La rabbia è celeste perché io ho gli occhi celesti e quando uno si arrabbia lo vedi dagli occhi.”

 

  • “Ci sono alcune volte che i professori si scordano di farlo e allora noi lo facciamo all’ultima ora da soli. Una volta non si sono più trovati i fogli dell’appello delle emozioni: li abbiamo cercati dappertutto insieme ai bidelli ma non sono venuti fuori. Così siamo andati dalla Preside per avvertire i Carabinieri.”

 

  •  “Secondo me queste attività sono state molto utili per conoscerci meglio e per sentirci meglio anche se sono state prese un po’ superficialmente dai professori. Comunque sia, il mio giudizio è talmente positivo che continuerò queste attività anche fuori la scuola, nel mio nuovo gruppo.”

 

  • “Quanto è difficile avere 14 anni!”

 

  •  “L’Appello mi è saputa una cosa carina perché è bello sapere come si sente un ragazzo e lo motiva per bloccare la droga e il fumo.”

 

  •  “Questa esperienza mi ha aiutata anche nelle situazioni fuori scuola: ho imparato ad esprimere ai miei amici le mie opinioni, i miei stati d’animo… ora ho capito come mi devo comportare in certe situazioni, con chi posso condividere le mie esperienze e le mie opinioni e con chi non devo spartire nulla.

Conoscere tutte le mie emozioni, quelle negative e quelle positive, ti aiuta a capire meglio le cose e a scegliere quello che devi fare.”

 

  • “Queste cose per me sono anche molto utili perché è come se ci fossi tu nella vita degli altri, nel senso che tu capisci che cosa ha quella persona in quel momento e perché in quel momento è così giù o su di morale e tante altre cose. E’ come se la vita dei tuoi compagni fosse anche la tua.”

 

  •  “Io spaccavo sempre la faccia  a tutti. Poi un giorno la maestra ci ha fatto giocare con le emozioni e mi è sembrato utile perché i miei amici hanno capito che sono mite. Così sono diventato buono e non ho picchiato più nessuno.”

 

 

  • “Mi hanno detto di scrivere un pensiero sul progetto delle emozioni ma siccome mi sono annoiato un botto allora non scrivo niente. Non funziona così?”

 

  • “Quest’anno, grazie al progetto delle emozioni, ho imparato che anch’io ho le emozioni perché nessuno me lo aveva detto.”

 

  • “Ma questo progetto vale anche per gli Albanesi come me?”

 

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